
“Quelli che amano i bei quadri della natura non trascurino di andare a vedere il Vesuvio dalla cima del monte Somma”Scipione Breislak, 1798
Cosa sappiamo veramente del Somma-Vesuvio?
Cominciamo, intanto, con una cosa veramente curiosa. E, cioè, col fatto che la storia e la letteratura ci offrono una impressionante varietà nella denominazione di questo nostro monte: Vesuvius, Vesubius, Vesebius, Bebius, Besubim, Besbius, Besvius,Vesbius, Hesbius, Vesulus, Vesurus alle quali tutte non mancò una schiera immensa di commentatori. Un grande geografo e storico quale fu il Giustiniani riferisce che, a tutto il 1793, si conoscevano almeno 160 scrittori “delle cose del Vesuvio”. Il Canonico Jorio cita una raccolta di oltre 300 dissertazioni sul Vesuvio tra fogli volanti, opuscoli ed opere, dei quali più di 100 erano state composte tra il 1627 e il 1632. Negli “Atti del Regio Istituto d'incoraggiamento alle scienze naturali di Napoli” del 1861 si sottolinea che “del memorabile fuoco del 1631 vansi meglio che ottante narratori fra poeti e prosatori”
Giuseppe del Re, nel suo Viaggio artistico da Napoli a Salerno annota che vi fu pure qualche antico scrittore che chiamò il Vesuvio Maevius o Maeulus.
Gaspare Paragallo nella sua Istoria naturale del monte Vesuvio, Pubblicata a Napoli da Giacomo Raillardi nel 1705 tra l’altro scrive che Galeno attribuì al monte di Somma il nome di Lesbius dai popoli Lesbj che vi abitarono
Per quanto riguarda l’etimologia, ancora da Galeno si ha che questo monte fu all’origine “…addimandato Besbsius Vesvius o Vesbius a cagione del fuoco e Vesbius lo chiama anche Stazio
… ubi Vesbius egerit iras Aemula Trinacriis volvens Incendia flambi… ed un’altra volta Vesevus “…insani solatur damna Vesevi…”
Marco Valerio Marziale (nel IV libro degli epigrammi) ed altri fanno derivare il nome Vesbius da Vesbio capitano de Pelasgi il quale un giorno signoreggiava quel monte
Al contrario, in una sorta di guida turistica stampata e distribuita in Napoli dal tipografo G. Nobile, si legge che “…il nome osco o pelasgico di Vesbio significa fuoco estinto, (Napoli e il luoghi celebri delle sue vicinanze stab. Tip. G. Nobile, 1845).
Di Vesbio enosigeo (il Vesuvio scuotitore della terra) scrive il poeta Paolo Emilio Imbriani (Napoli
1808 – 1877) ne L’arpa 1863 in Giovanni Russo(a cura di), I poeti pomiglianesi, antologia, 1990
Silio Italico, invece, lo chiama Vesevo “…Monstrantur Veseva juga atque in vertice summo” così come Virgilio nelle Georgiche II, “…Talem dives arai Capua vicina Vesevo”
Il Mancinelli ed il Laudino concordano nel ritenere che Vesevo derivi da Vesvia in latino favilla cioè monte di fuoco e di faville.
La denominazione di Vesuvius, stando a quello che afferma Nicola Corcia nella sua Storia delle due Sicilie V. I Deriverebbe dal sanscrito Vasu che era il nume del fuoco presso gli Indiani. A sostegno di questa sua tesi cita un vulcano nei monti di Al Burz localmente denominato Vasuv ayatana o dimora di Vasu .
Molto più realisticamente oggi si ritiene che l’etimo del nome italico Vesuvius, come ci conferma Verena Lindtner in un recentissimo saggio apparso nei primi mesi del 2008 per i tipi di GRIN Verlag, derivi dalle radici indoeuropee “aues” illuminare o “eus” bruciare. Il ceppo nominale “Uěsěo” si è modificato con il tempo in “ Vesevus”.
La parola appare abbastanza tardi in Italia: in latino la parola Vessuvius è attestata in L.Cornelius Sisenna, libro IV.
“Il primo ad attestarci l’oronimo Vessuvius è Sisenna, mentre la forma scempia della esse, con cui il nome si è affermato, ha la sua prima testimonianza come aggettivo in uno Iovi Vesuvio di Varrone. Virgilio ci tramanda un aggettivo Vesaevus che troviamo come sostantivo in Stazio, il quale ha però pure un Vesuvinus apex, ovvero “il cono vesuviano”. Altre forme pervenute dall’antichità latina sono Vesvius e Vesevus, adoperati per la prima volta come sostantivi da Valerio Flacco, mentre il nome Vesbius lo si trova solo in Marziale. I Vesbia rura, i campi vesuviani, sono ricordati da Columella per la coltivazione dei cavoli,… Concordi sono stati a lungo gli studiosi nel trovarne l’etimo in radice indoeuropea *aues = illuminare, aurora, oro, o *eus = ardere, riconoscibile anche in Vesta, la dea del focolare, confrontandole con quella osca *fesf = vapore, proposta da T. Benfey. Sennonché l’intrico di questioni sollevate dal diverso vocalismo e dal cambio d’iniziale fanno scegliere l’origine di piena trasparenza dalle antiche basi accadiche di wasu ed ebu che compongono il toponimo di “monte luminoso”. Amedeo Messina –Toponimi campani
La forma Vesuvius è adoperata da Marcus Terentius Varro (Varrone) nel De re rustica I 6,3 e I 15, oltre che dal già citato Marziale (Hic est pampineis viridis Vesuvius umbris.)
La forma Vesuvius in seguito viene utilizzata spesso accoppiata alla parola mons.
Publio Papinio Stazio riporta sia la denominazione Vesuvius apex (il cono del Vesuvio) che il sostantivo Vesaevus in Silviae III 5,72; IV 8,5.
Altre forme attestate sono Vesvius e Vesevus, utilizzate da Gaio Velerio Flacco Argonatica III 209; IV 507
E’ opinione degli studiosi che la maggior parte dei vulcani abbiano denominazioni che sono sinonimi di “fuoco”: e come Vesuvio verrebbe dalla radice sanscrita “vasu”, fuoco, così Etna nascerebbe dalla radice indoeuropea “idh” o “aidh”, cioè “ardere”, e così perfino Fuijsan, nome del vulcano giapponese, verrebbe dalla radice orientale “fuij”, fuoco.
Assolutamente cervellotica poi, appare la tesi di Camillo Tutini, un sacerdote seguace di Masaniello, che nel 1649, volendo interpretare un'eruzione del vulcano come un incitamento a scacciare gli Spagnoli, sostenne che Vesuvio viene dall'espressione latina “vae suis”, cioè “guai a suoi”.
1 commento:
Iovi
Vesuvio
sac(rum)
d(ono?) d(edit?)
CIL 10, 3806 (1)
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